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Public sleeping (english)


I’d like to share the english version of my previous post!


Public sleeping


Il mio rapporto con il sonno non è stato mai eccessivamente rilassato. Ho sempre provato una grande invidia per coloro che mettono la testa sul cuscino e non riescono a contare fino a dieci prima di immergersi in un sonno che prosegue sereno fino alla mattina. No, ecco…il mio sonno è stato spesso più simile ad una conquista, ad un territorio da difendere dagli assalti di ansie per gli impegni del giorno dopo. E dormire in posti nuovi ha sempre richiesto almeno il pedaggio di una notte di adattamento da sacrificare. ed anche le volte che si trattava di dormire una prima notte con una persona nuova…beh…non era proprio la notte più serena. Insomma, abbandonarsi al sonno, abbassare le difese e perdere per qualche ora il controllo del reale attorno non è stata mai esattamente la mia specialità.

In me ha perciò sempre destato molto stupore la capacità di chi riesce a dormire in pubblico: un parco, una panchina, un giardinetto. Incuranti dichi ci passa innanzi e ci osserva, di chi ipoteticamente (ma mica tanto) potrebbe derubarci, di chi c’è mentre ci addormentiamo ma potrebbe non esserci al risveglio…ed anche ignari di chi si aggira con la propria macchina fotografica, pronto a ghermire l’inerme addormentato e a carpire le buffe e sincere espressioni del sonno. Dilemmi del fotografo (approfittare o no dell’altrui incoscienza?), prontamente superati di fronte ad alcune impagabili espressioni.

La galleria di personaggi che la strada offre è ricca di atteggiamenti, smorfie e situazioni che caratterizzano il sonno di ciascuno. C’è chi è capace di dormire letteralmente nel traffico, ignorando il trambusto dei clacson…

Rome

Oppure c’è chi sprofonda nel più profondo sonno in un parco, godendosi una panchina e la frescura di un’ombra…

Rome - at the park

Oppure c’è chi riesce a conservare una postura vigile, tradita da un’espressione di incredibile abbandono…

London

C’è chi affida il proprio sonno a qualcuno…

Milano

e c’è chi non ha qualcuno per cui si rifugia nel proprio cappello.

Milano


Once upon a time


Questa è una delle mie prime foto…da sempre una delle mie preferite, una di quelle che mi ha fatto comprendere che un amore stava sbocciando. Sin dall’inizio la street photography mi ha affascinato per l’essere un osservatorio estemporaneo ma molto efficace delle persone e delle loro dinamiche. E pensare che in alcune mie primissime foto, i soggetti umani erano quasi del tutto assenti. Oggi, quasi a prendere rivincite sulla mia antica timidezza, gli scatti che più mi rimangono negli occhi sono quelli che raccontano di uno scambio, un incontro, un rapporto tra due persone. O, il che è lo stesso, del mancato incontro, dell’opportunità sprecata. come quella di chi fugge perdendosi nel flusso della fretta, ignorando la fissità della mano stesa e della sciena curva. La circostanza che sullo sfondo vi sia lo scintillante negozio di Prada rende i contrasti ancora più urgenti. I definitely love this shot!

Milano, Galleria Vittorio Emanuele


27 gennaio 2012 – la mia Giornata della Memoria


La mia giornata della memoria è passata nella dimenticanza e nella fretta. Così, a lettere minuscole. Solo il weekend ha fatto spazio ai ricordi. Ho così ripercorso alcuni momenti in cui quella memoria dolorosa e sinistra mi ha lambito più da vicino, manifestandosi ai miei occhi e facendo rivivere i racconti paterni, i primi a dettarmi l’orrore dell’Olocausto e l’urgenza di scongiurarne l’oblio. Quelle parole in me bambino seminarono l’idea del male assoluto a fronte del quale ogni crimine poteva essere misurato per difetto. Fu poi ancora mio padre a indurmi la lettura delle righe di Primo Levi e le dettagliate ricostruzioni di William Shirer sulla storia del Terzo Reich.

Dividendosi la mia vita di adulto tra Milano e Roma, ho avuto modo di attraversare, in entrambe le città, alcuni dei luoghi in cui si è ritenuto di tenere aperte le ferite della memoria. Luoghi dove ci ferma in silenzio a leggere parole che descrivono di partenze costrette senza ritorni. Queste le immagini che ho scelto per rimembrare quelle pagine terribili.

Milano, il binario 21

il Binario 21

Il primo luogo è il binario 21 della stazione centrale di Milano, dal quale partivano i treni per i lager, strappando via centinaia di ebrei italiani, come ricordato dalle parole di Primo Levi nella lapide che vigila accanto al binario.

il binario 21 ha un suo sito web che ricostruisce minuziosamente tutti gli eventi che condussero alle prime deportazioni dalla città ambrosiana.

Roma, il 16 ottobre 1943

Entrando nel quartiere ebraico a Roma, dalla parte del Portico di Ottavia, ci si imbatte in una doppia lapide che rievoca il rastrellamento del 16 ottobre 1943

Incamminarsi nel quartiere ha tuttavia un fascino speranzoso. Nonostante tutto il male e l’orrore, l’essenza di ciò che la follia tedesca voleva debellare vive ancora nei visi e nell’uso della Kippah, negli angoli e nelle stradine che riportano alla mente alcune scene del film “La Finestra di fronte”.


Memoirs of Taste

On Navigating the World, Life, and Finding Meaning in Everything // See, Touch, Feel, Taste.

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